Progetto Perché no?, formati 50 giovani in condizioni di svantaggio a Palermo

La Formazione come strumento per lo sviluppo di persone e aziende

Cinquanta ragazzi, prevalentemente stranieri e in condizioni di svantaggio socio-economico, hanno acquisito diverse competenze grazie al progetto “Perché no?”.

La fase di formazione, il cui obiettivo era quello di colmare il gap di conoscenze e abilità degli studenti, si è conclusa grazie alla professionalità e all’attenzione dei nostri formatori.

Il percorso di Formazione è una delle azioni del progetto che stiamo realizzando in partenariato con Centro Astalli, ConfCooperative Sicilia e Ufficio Servizio Sociale Minorenni – Palermo.

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Sei sono stati i percorsi formativi avviati, sviluppati per una durata complessiva di 250 ore. Nel dettaglio, sono state 80 le ore dedicate all’alfabetizzazione italiana, 170 quelle dedicate a competenze trasversali. Cinque i moduli didattici e i corsi. Attività che si sono svolte dal mese di aprile al mese di agosto 2021.

Un progetto di formazione importante, che ha motivato molti giovani e aiutato la loro integrazione nel territorio.

I promotori del progetto sottolineano come “l’azione formazione intende porsi non solo come ‘strumentale’ rispetto agli step successivi del percorso, in particolare ai tirocini, ma come concreta opportunità di rimotivarsi, incrementare le proprie risorse culturali e sociali, migliorare il livello di autostima e di fiducia di giovani che, a causa delle proprie traiettorie di vita problematiche se non drammatiche, hanno perso punti di riferimento e stabilità”.

È in questa ottica che la finalità del progetto “Perché no?” è quella di “colmare i gap di conoscenze a abilità dei partecipanti, accrescendone il bagaglio culturale con riguardo ai profili linguistico/comunicativo e tecnico, ma anche a quello delle soft skills. In questo modo sarà possibile perseguire due livelli di obiettivi: agevolare e tutelare l’inserimento dei destinatari nei contesti lavorativi, con riguardo a indispensabili contenuti tecnici ma anche all’esercizio dei propri diritti e all’assunzione di doveri e responsabilità”. 

Tra gli altri obiettivi del progetto, quello di facilitare il percorso di “cittadinanza attiva”, intesa come “appartenenza e interazione rispetto a un contesto sociale diverso e/o più ampio rispetto a quello di provenienza”.

Quali sono stati gli ambiti della formazione? Uno dei filoni principali è stato quello della formazione linguistica, per potenziare l’autonomia nella comunicazione in italiano. La formazione ha utilizzato una metodologia di tipo “comunicativo situazionale” anche con specifico riferimento, oltre che al contesto sociale, al mondo del lavoro. Poi, spazio alla formazione informatica. Ai giovani partecipanti sono state presentate le conoscenze di base relative all’uso del computer, all’elaborazione di documenti, alla gestione di fogli di calcolo, alla navigazione in rete. Spazio, dunque, alla sicurezza sul lavoro, indispensabile sia ai fini dei tirocini che del futuro inserimento lavorativo. Il focus si è poi spostato sulla formazione trasversale, incentrata sulle soft skills, le cosiddette “abilità per la vita”, cognitive, emozionali e relazionali,  per consentire ai giovani di scoprire e valorizzare abilità indispensabili per l’inserimento lavorativo e per la crescita sul piano sociale e relazionale.

Come si è svolta la formazione? La formazione professionalizzante si è svolta in aula con incontri di tipo frontale. Alcuni beneficiari si sono iscritti a uno o più moduli, realizzati con attività laboratoriali utilizzando tecnologie multimediali (pc, laboratorio di informatica, internet, Lim). I docenti hanno ascoltato anche le loro necessità e hanno applicato uno stile di “didattica breve”, didattica interculturale e attività di tutoring in risposta ai bisogni degli allievi.

Come spiegano i nostri formatori: “Il processo formativo e addestrativo nel progetto ‘Perché no?’ è partito dalla formazione in aula incentrata sulle soft skill e si completerà con la formazione addestrativa in tirocinio incentrata sulle competenze tecniche, le hard skill”.